Ancona: un tuffo nella città tra passato e presente
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Monumenti

Cippi e monumenti si incontrano spesso girando per la città. Alcuni sono più nascosti rispetto ad altri, a volte quasi introvabili poiché la città si è sviluppata, inglobandoli; altri, invece, si trovano sotto agli occhi ma, come diceva Oscar Wilde: "Se vuoi nascondere, devi mettere in evidenza" , ed ecco che pur sbattendoci contro, non gli abbiamo mai dato la giusta attenzione.
Eccoli allora, più o meno noti, in questa pagina. L'ordine è assolutamente casuale. Ho cercato di approfondire quanto più correttamente possibile le mie ricerche. Per correzioni: ancona@albertobignami.net
La sezione è soggetta ad ulteriori aggiornamenti.
(Ultimo aggiornamento 29/10/2012) 
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Via Gervasoni (Monumento a Gervasoni e caduti di Monte Marino)

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"12 giugno 1886
Su questo colle
dove con le armi fu scritta
la pagina più gloriosa
di nostra storia
anconitani non immemori
vollero eternati i nomi
dei caduti per la libertà
nell'assedio straniero
del 1849"


Una piccola premessa su questo monumento: non cercatelo nel parco di Monte Marino, come molti vi diranno per il solo sentito dire (ammesso sempre che sappiano di cosa state parlando).
Il monumento a Gervasoni e ai caduti di Monte Marino (pagina 19-20 del file .pdf che si apre cliccando qui) si trova nell'omonima via Gervasoni, in cima ad un cucuzzolo raggiungibile solo arrampicandosi su una serie di muretti che troverete percorrendo la stradina che avrete di fronte a voi mettendovi di spalle al civico 14 della via oppure, se vi piacciono le cose semplici, potete suonare ad uno dei campanelli del civico 20 confidando nel buon cuore di uno dei condòmini. Una volta che vi sarà aperto il portone, salendo la prima rampa di scale del condominio, troverete un portoncino che dà accesso al piccolo appezzamento di terra dove si erge il monumento che venne eretto nel 1886 per ricordare l'insurrezione dei patrioti anconetani e delle Marche, a difesa della Repubblica Romana, contro l'assedio austriaco. Una resistenza però vanificata dalla sproporzione delle forze.
Sui quattro lati del cippo (poco lontano da quella che sembra essere una batteria) si leggono: l'iscrizione riportata sopra, alcuni nomi cancellati dal tempo, ed una frase del Foscolo "... santo e lacrimato il sangue / per la Patria versato..." riportata sotto il nome del capitano Giovanni Gervasoni, nativo di Crema e morto l'8 luglio, a 33 anni, ad Ancona dove si trovava con l'incarico di difendere il forte della Lunetta di Santo Stefano.
Purtroppo, pur essendo l'unico monumento che ricorda l'evento grazie al quale Ancona ha ricevuto la medaglia d'oro alla cittadinanza da Umberto I; sia questo cippo che la lapide a ricordo posta su uno dei muri del Palazzo degli Anziani, sono completamente abbandonati.



Via di Pietralacroce (La battaglia di Monte Pelago)

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In via di Pietralacroce, nell'ominimo quartiere, tra il campetto da calcio e la fermata del bus, si trova il monumento ai caduti nella battaglia di Monte Pelago. Per accedervi, bisogna attraversare un breve sentierino che si apre tra la siepe.
Il monumento ricorda i caduti della battaglia di Monte Pelago accaduta il 25-26 settembre 1860 tra l'esercito sardo-piemontese di Cialdini e Morozzo Della Rocca, e quello pontificio di De La Moricière.
Questo scontro, avvenuto in questa zona una settimana dopo la battaglia di Castelfidardo, portò alla liberazione della città.

Il luogotenente Clodomiro Turrini, il cui nome viene riportato nel cippo eretto a Pietralacroce, viene ricordato anche in una lapide a Verona, dedicata, dalla città, ai propri figli che morirono nella battaglia d'Indipendenza. Nel monumento a Pietralacroce viene riportato invece che Turrini è originario di Brescia. Difficile pensare ad un omonimo dato che nella lapide di Verona viene ricordato per essere deceduto proprio ad Ancona nel 1860.

Appoggiata a terra, vi è un'ulteriore targa a ricordo invece di quattro marinai di Pietralacroce deceduti nella seconda guerra mondiale. 





Parco del Pincio (Monumento alla Resistenza)

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Passeggiando per il parco del Pincio, si incontrano 16 lapidi che riportano scritti gli avvenimenti salienti della Resistenza anconetana. La prima lapide si trova una volta varcato il cancello che dà in via Veneto e poi, salendo, si trovano le altre fino ad arrivare al monumento alla Resistenza nonché ad uno splendido panorama sulla città.
Inaugurato il 17 ottobre del 1965, il monumento, che riporta la frase "La Repubblica sorta dalla Resistenza si gloria della sua origine", è di Pericle Fazzini, il cancello di Giovanni Fiorenzi, i testi delle lapidi di Franco Antonicelli e l'architettura di Gilberto Orioli e Paola Salmoni.
Di seguito, essendo alcune lapidi di difficile lettura, ne trovate il testo integrale.

I. NELL'AGOSTO DEL 1922 ANCONA FU PRESA D'ASSALTO E OCCUPATA E TENUTA CON LE ARMI PER TRE MESI DA NUMEROSE SQUADRE FASCISTE CONVENUTE DA VARIE PARTI DI ITALIA COL PRETESTO DI SOFFOCARE UNO SCIOPERO DI LAVORATORI. LA SPEDIZIONE E L'OCCUPAZIONE VIO­LENTA E CRUDELE NON FURONO OSTACOLATE DAL POTERE LEGALE. LA MARCIA SU ANCONA, RIVELANDO LA DEBOLEZZA DEL GOVERNO, INCORAGGIÒ LA MARCIA SU ROMA DELL'OTTOBRE. CON LO SPIRITO RIBELLE E ARDIMENTOSO DIMOSTRATO DURANTE E DOPO IL RISOR­GIMENTO, SI DIFESE DA SÉ IL POPOLO DI ANCONA, QUASI INERME DI FRONTE A QUELL'AVVERSARIO AGGUERRITO E PROTETTO. SI BATTÉ NEI RIONI DELLA CITTÀ, AL PORTO, SUI COLLI, DAL CAMPANILE DI SAN GIO­VANNI A CAPODIMONTE: PER TRE GIORNI. POI SOPRAFFATTO SUBÌ LE PERSECUZIONI DI QUELLA COMPAGNIA DI VENTURA.

II. FURONO DEVASTATE SEDI DI PARTITI, DI SINDACATI, DI ASSOCIAZIO­NI, DI CIRCOLI, CASE PRIVATE, LUOGHI DI LAVORO, COLPITE PERSONE E FAMIGLIE, NON ERA CHE L'INIZIO. ARRIVATO AL POTERE MOSTRÒ IL FASCIMO IL SUO VERO VOLTO, DICHIARÒ LE SUE PRATICHE RAGIONI AVENDO ORMAI PERDLTTE LE VAGHE E CONFUSE SPINTE IDEALI CHE IN ESSO ERANO CONFLUITE. LA STORIA DELLA SUA DOMINAZIONE È SCRITTA IN OGNI DOCUMENTO SIN DAL PRIMO ANNO. GIACOMO MATTEOTTI L'HA SUGGELLATA NELLE SUE DENUNCE A VISO APERTO; LA CONSEGNERÀ PER LA VENDETTA AL POPOLO ITALIANO NEL QUALE CREDEVA. ANCONA E LA SUA PROVINCIA, COME LE ALTRE PROVINCE MARCHIGIANE, RIENTRANO COME VITTIME IN QUESTA STORIA COMU­NE A TUTTA ITALIA. NON C'ERANO STATE RAGIONI QUI NELLE MARCHE PER FAVORIRE IL FASCISMO; NON CE NE SARANNO PER ACCETTARLO. COSÌ ANCONA FU VINTA, MA NON CONQUISTATA.


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La I^ e la II^ lapide. Cliccare per ingrandire



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Altre lapidi salendo verso il monumento, visibile in cima
III. SARANNO SCIOLTI CONSIGLI COMUNALI E PROVINCIALI, SARÀ IM­BAVAGLIATA, NONOSTANTE LO SFORZO DEGLI OPPOSITORI, L'OPI­NIONE PLTBBLICA CON LA RESA A DISCREZIONE DEL PARLAMENTÒ, LA SOPPRESSIONE DEI GIORNALI AVVERSARI, L'ELIMINAZIONE DEI PAR­TITI, IL BANDO AD OGNI ATTIVITÀ DEMOCRATICA, LA CACCIA AL SIN­GOLO CHE RESISTE. COMINCERANNO LE FUGHE IN ESILIO E L'ESILIO IN PATRIA. COMINCERÀ IL SILENZIO CHE NEGA E ACCUSA IL NUOVO ORDINE. LA FINE DI ANTONIO GRAMSCI IN CARCERE SIGNIFICHERÀ L'EROISMO DELL'INTELLIGENZA CHE NON SI PIEGA ALLA VIOLENZA E AL DOLORE. E NON SI SPEGNERANNO I FOCOLAI DI RESISTENZA AU­DACE. "UCCIDENDO MATTEOTTI - SCRIVERÀ CARLO ROSSELLI - MUS­SOLINI HA INDICATO ALL'ANTIFASCISMO QUALI DEBBONO ESSERE LE SUE PREOCCUPAZIONI COSTANTI E SUPREME: IL CARATTERE, L'ANTI-RETORICA, L'AZIONE"

IV. L'ANTIFASCISMO NON È PIÙ SOLAMENTE UNA POSIZIONE POLITICA: È UNA DEFINIZIONE MORALE. PER QUESTO SORGE, NELLA NOSTRA TERRA COME OVUNQUE, UNA SPONTANEA RAGIONE DI SOLIDARIETÀ E UNITÀ FRA I VINTI DI TUTTI I PARTITI E DI TUTTE LE IDEOLOGIE. UNA LUCE DI FEDE SI FA STRADA ANCHE NEL BUIO PIÙ DISPERANTE. DON STURZO ESPRIME QUESTA CONVINZIONE: "PER NOI L'ATTUALE BATTAGLIA PER LA LIBERTÀ È COME UN SECONDO RISORGIMENTO; HA LE SUE FASI E LE SUE DIFFICOLTÀ, E AVRÀ IL SUO EPILOGO: NON SAPPIAMO QUANDO NÉ COME, MA ABBIAMO FEDE CHE L'AVRÀ; NON PUÒ MANCARE, E L'EPILOGO SARÀ LA RICONQUISTA DELLA LIBERTÀ". NON IMPORTA IL NUMERO DI QUANTI RESISTONO AL POTERE CHE SOFFOCA E UMILIA, NON CONTA IL SUCCESSO. DIRÀ LAURO DE BOSIS: "LA PROVA CHE IL POPOLO ITALIANO È IN GRANDISSIMA MAGGIORAN­ZA ANTIFASCISTA NE È DATA DALLO STESSO REGIME, CON LA PAURA CHE ESSO MOSTRA AL MINIMO SUSSURRO E CON LA FEROCIA CON LA QUALE PLJNISCE I MINIMI ACCENNI DI PENSIERO INDIPENDENTE".

V. LAURO DE BOSIS ERA POETA, FIGLIO DI POETA, DI FAMIGLIA AN­CONITANA. EGLI CREÒ NEL 1928 UNA "ALLEANZA NAZIONALE". ALLO SCOPO DI SVOLGERE UNA PROPAGANDA DI NOTIZIE VERITIERE, DI PERSUASIONI, DI INCITAMENTI. ANCHE SE IL SUO PROGRAMMA POLI­TICO ERA FONDATO SU INGENUE SPERANZE E SU FATALI DISTINZIO­NI, IL SUO TENTATIVO DI TENERE DESTO E VIGILE IL PENSIERO CON­TRO IL FASCISMO CHE LO VOLEVA ANNIENTARE FU UN AMMIREVOLE ATTO DI CORAGGIO E DI FEDE. SCOPERTA LA SUA ORGANIZZAZIONE CLANDESTINA; IMPRIGIONATI ALCUNI SUOI COMPAGNI, EGLI, ASSENTE DALIA PATRIA, NON VOLLE SOTTRARSI ALLE SUE RESPONSABILITÀ E, BENCHÉ SOLO. ALL'IMPEGNO DI CONTINUARE LA LOTTA. IL 3 OT­TOBRE 1931 ANDÒ A VOLARE DALLA COSTA FRANCESE NEL CIELO DI ROMA A SFIDA DELL AVIAZIONE FASCISTA CHE FU COLTA DI SORPRE­SA. PENSAVA DEL PROPRIO DESTINO: "VARRÒ PIÙ MORTO CHE VIVO". LANCIÒ MANIFESTINI DATATI "ANNO VII DAL DELITTO MATTEOTTI". DICEVA AL RE: "DAL FONDO DELLA LORO DISPERAZIONE, QUARAN­TA MILIONI D'ITALIANI VI GUARDANO". DICEVA AI CITTADINI, CON MAGGIORE INTUIZIONE DELLA REALTÀ: "ANCHE TU SEI RESPONSABILE CON LA TUA INERZIA". SCOMPARVE IN MARE AL RITORNO, CADENDO DAL CIELO COME QUELL'ICARO CH'EGLI AVEVA CANTATO IN POESIA.


VI. A CHE SERVE UNA VITTIMA? A QUESTO FREDDO CALCOLO DI TANTI AVEVA GIÀ RISPOSTO GIUSEPPE MAZZINI: "FIN MARTIRE È GIÀ UNA VITTORIA". LA RESISTENZA CONTINUÒ ANCHE SE LA VIGILANZA E L'OPPRESSIONE SI FECERO PIÙ RIGIDE ANCORA. UN OPERAIO MAR­CHIGIANO, CHE PATÌ DIECI ANNI FRA CARCERE E CONFINO E MORÌ A PONZA, SCRIVEVA DALLA PRIGIONE: "TUTTE QUESTE RESTRIZIONI FORSE È BENE PROVARLE PERCHÉ NON AVVILISCONO CHI HA FEDE MA AL CONTRARIO MI TEMPRANO NELLE IDEE, CHE TALI RESTANO PIÙ CI IF MAI". ERA IL PENSIERO DI TANTI. SCRIVEVA ANCHE: "LA PEGGIORE COSA SAREBBE QUELLA DI NON VOLER VEDER CIÒ CHE CHIARAMENTE SI DELINEA ALL'ORIZZONTE". EGLI VEDEVA LA GUERRA, DALLA LONTA­NANZA DELL'ANNO '32.

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Panorama dal Pincio. Cliccare l'immagine per ingrandirla.
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Una delle lapidi, bisognosa di cure. Cliccare per ingrandire.
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Il percorso delle lapidi, a salire. Molte sono state imbrattate.
VII.  LA GUERRA DI SPAGNA RIACCESE GLI ANIMI, RINSALDÒ LE SPERAN­ ZE DI CHI TEMEVA IL LETARGO DEI GIORNI RASSEGNATI E IL RUMORE FRASTORNANTE DELLE FACILI VITTORIE IN ABISSINIA. ACCORSERO IN DIFESA DELLA LIBERTÀ SPAGNOLA VOLONTARI DI ANCONA, DI JESI, DI FABRIANO. DI GENGA, DI SASSOFERRATO: QUATTRO NE CADDERO IN BATTAGLIA. IL 1° MAGGIO DEL '37 I MURI DI ANCONA FURONO STAM­PIGLIATI DI PAROLE DI FUOCO CONTRO IL FASCISMO E IN OMAGGIO AL POPOLO SPAGNOLO. LA BANDIERA DEI LAVORATORI SVENTOLÒ IN PIAZZA QUATTRO NOVEMBRE COME UN SEGNALE DI LIBERTÀ.

VIII.  I NUOVI ARBITRII, LE NUOVE PERSECUZIONI, LA ALLEANZA CON LA GERMANIA HITLERIANA, L'OBBROBRIOSA CAMPAGNA RAZZIALE, LE MINACCE DI GUERRA E INFINE LA GUERRA CHE CI TOCCA DA VICINO SONO I PASSI FATALI DEL REGIME FASCISTA VERSO L'ABISSO. ANCHE L ANTIFASCISMO ANCONITANO SI SCHIERA IN FORZE SEMPRE PIÙ NUMEROSE. IMPEDISCE AI GIOVANI DI ACCETTARE LA MOBILITAZIONE "VOLONTARIA" NELLE MILIZIE FASCISTE, SPINGE LE DONNE A MANIFESTARE PER IL PANE E LA PACE, FORNISCE ALLE GALERE DEL REGIME
NUOVI CORAGGIOSI CHE SI SONO GETTATI NELLA LOTTA. L'IDEALE DELLA REPUBBLICA HA CONQUISTATO NUOVO TERRENO ANCHE PRESSO LA GIOVANE FORMAZIONE POLITICA DI "GIUSTIZIA E LIBERTÀ".

IX. IL 25 LUGLIO DEL 1943 IL REGIME CROLLA, NON DIFESO.NON PUN­TELLATO. NON RIMPIANTO Piti DA NESSLJNO. "UN GIORNO - AVEVA SCRITTO GIOVANNI AMENDOLA A FILIPPO TURATI - LA CAUSA DEI VINTI SARÀ LA CAUSA DEI VINCITORI. I FIGLI E I NIPOTI BENEDIRAN­NO LA MEMORIA DI COLORO CHE NON DISPERARONO E CHE NEL FOLTO DELLA NOTTE PIÙ BUIA TESTIMONIARONO PER L'ESISTENZA DEL SOLE".

X. LA STORIA DI ANCONA TRA IL 25 LUGLIO E L'8 SETTEMBRE FU COME PER TUTTA L'ITALIA LA STORIA DI UNA SPERANZA TRADITA. DOVE LO SFACELO PAUROSO DELL'8 SETTEMBRE APRIVA LA VIA ALLA PIÙ DISPERATA DELLE SPERANZE: QUELLA DI RIPRENDERE IN PUGNO IL PROPRIO DESTINO, FIDANDO NELLA PIÙ ALTA DELLE CAUSE. IL 13 SETTEMBRE ENTRARONO IN ANCONA I CARRI ARMATI TEDESCHI. LA RESISTENZA COMINCIA SUBITO A ORGANIZZARSI. LA CONCENTRA­ZIONE ANTIFASCISTA SI TRASFORMA IN COMITATO DI LIBERAZIONE NAZIONALE, SORGONO GRUPPI DI AZIONE PATRIOTTICA, SI FORMA­NO LE PRIME BANDE, CHE DARANNO VITA ALLA GLORIOSA V BRIGA­TA GARIBALDI. GUIDA DELLA LOTTA ARMATA È L'INGEGNERE GINO TOMMASI, CHE SARÀ FAMOSO COL NOME DI BATTAGLIA "ANNIBA­LE". CATTURATO IN ANCONA NEL FEBBRAIO DEL '44, PATIRÀ SEVIZIE, CARCERAZIONE, DEPORTAZIONE, E MORIRÀ DI SOFFERENZE A MAU-THAUSEN IL 5 MAGGIO 1945. MEDAGLIA D'ORO ALLA MEMORIA.


XI. "COME LE RONDINI DI UN CONTINENTE, CHE LO STESSO GIOR­NO SI ACCORGONO CHE È GIUNTA L'ORA PER METTERSI IN VIAG­GIO" - COSÌ ESPRIMERÀ PIERO CALAMANDREI LA COMMOZIONE E LO STUPORE PER L'IMPROVVISO E SIMULTANEO SORGERE DELLA RESISTENZA - ANCHE NELL'ANCONITANO ACCORSERO D'OGNI PARTE CIVILI E MILITARI, VECCHI E NUOVI ANTIFASCISTI, UOMINI E DON­NE D'OGNI FEDE, VIGILI DEL FUOCO, DONATORI DI SANGUE, A POR TARE IL LORO CONTRIBUTO ALLA GUERRA DI LIBERAZIONE. IN UN PRIMO TEMPO L'ATTIVITÀ È RIVOLTA A PROCACCIARSI LE ARMI, E CUSTODIRLE IN DEPOSITI, A SALVARE SOLDATI ITALIANI E PRI­GIONIERI ALLEATI DALLA CACCIA TEDESCA. A SABOTARE IL LAVO­RO NELLE FABBRICHE, AD AIUTARE L'ORGANIZZAZIONE SANITARIA.

XII. "SOLO ORA COMINCIA LA NOSTRA GUERRA - HA SCRITTO A SUA MADRE IL TENENTE ACHILLE BARILATTI (POI FUCILATO: ME­DAGLIA D'ORO ALLA MEMORIA) - ORA CHE SI COMBATTE PER LA NOSTRA PATRIA, NON GIÀ PER UN'IDEA CHE NESSUNO SENTIVA". È UNA NUOVA GUERRA, PER RICONQUISTARE UNA PATRIA. LO SENTE L'OSCURO POPOLO CHE AIUTA I PARTIGIANI E DETESTA I LORO NE­MICI, LO SENTONO ANCHE I CONTADINI, CHE PER LA PRIMA VOLTA NELLA NOSTRA STORIA NON RESTANO ASSENTI DALLA LOTTA PER LA LIBERTÀ, DALLA GUERRA SENZA COSCRIZIONI, E STANNO PER LA PARTE GIUSTA. CAPISCONO QUEL CHE DIFENDONO NELLA UNITÀ DEGLI INTERESSI, E SONO ANCHE ESSI SACRIFICATI, COME, FRA I MOLTI, I SFTI'E DELLA FAMIGLIA MAZZARINI DI MONTE S. ANGELO DI ARCEVIA, I SEI DELLA FAMIGLIA LUCANTONI DI OFFAGNA E DI QUESTI UNA BIMBA DI UN ANNO.


XIII. LA LOTTA È UNA IN TUTTO L'ANCONITANO E NELLE ALTRE TRE PROVINCE DELLE MARCHE. RICORDARE UN MARTIRE, UN EROE, UN CAPO, UN UMILE COMBATTENTE, UNA STAFFETTA, UN GAPPISTA È RICORDARNE ALTRI CENTO. E RICORDARE TUTTI I PARTIGIANI DELLA NOSTRA TERRA È ANCHE RICORDARE QUEGLI ANCONITANI CHE HAN­NO DIFESO ALL'ESTERNO LA LIBERTÀ DELL'EUROPA E QUEI VOLON­TARI DI ALTRE REGIONI CHE HANNO COMBATTLITO E SONO CADUTI NELLE NOSTRE FILE, E I PARTIGIANI STRANIERI JUGOSLAVI, INGLE­SI, SOVIETICI, FRANCESI, AMERICANI, POLACCFII, SOMALI E ABISSINI, NOTI E IGNOTI, CHE FURONO A FIANCO DEI NOSTRI, COSÌ DIMO­STRANDO CHE LA RESISTENZA NON DIVIDEVA UN POPOLO DALL'AL­TRO, MA UN IDEALE DA UN ALTRO.


XIV. IL SECONDO TEMPO DELLA GUERRA PARTIGIANA NEL NOSTRO TERRITORIO È IL Piti DURO. SI INTENSIFICA L'AZIONE REPRESSIVA DEI NAZIFASCISTI, SI SFOGA CON MAGGIORE BESTIALITÀ NEI MESI DI MARZO, APRILE E MAGGIO DEL '44. LO TESTIMONIANO 1 RASTRELLA­MENTI ACCANITI E SOPRATTUTTO LA CRUDELE STRAGE DEI DIFEN­SORI DI MONTE S. ANGELO DI ARCEVIA. SOTTO LE MURA DI ARCEVIA LA POPOLAZIONE È COSTRETTA AD ASSISTERE ALLA FUCILAZIONE DI CINQUE PARTIGIANI. MA LA LO'ITA PARTIGIANA NON È SOLO DI DIFESA E DI SABOTAGGIO E RAPIDI COLPI DI MANO COMPIUTI CON RITMO CRESCENTE: A VALDIOLA, A FRONTALE SI SVILUPPA UNA VERA E PROPRIA BATTAGLIA, CHE RIESCE VITTORIOSA PER I PARTIGIANI. I NEMICI STESSI NE DEBBONO RICONOSCERE L'ABILITÀ E LA FORZA.
XV. LA LIBERAZIONE NON È LONTANA. IL C.L.N. DELLE MARCHE HA OPERATO LA R1UNIFICAZIONE DI TUTTE LE FORZE COMBATTENTI, INCLUDENDOVI UFFICIALI DEL FRONTE MILIARE CLANDESTINO. GLI ALLEATI AVANZANO, AFFIANCATI DALLE FORMAZIONI DEL CORPO D'ALIANO DI LIBERAZIONE E DALLA VALOROSA BRIGATA MAIELLA. IL 9 LUGLIO 1944, CON UNA DELLE PILI DURE BATTAGLIE, VIENE LIBE­RATA FILOTTRANO DAI PARACADUTISTI DELLA NEMBO. PARTIGIANI E GAPPISTI INSIDERANNO LA RITIRATA TEDESCA, IMPEDIRANNO CHE SIA FATTA TERRA BRUCIATA. IL 18 LUGLIO IN ANCONA COPERTA DI TRAGICHE MACERIE E PRIVA DI TUTTO ENTRA IL REGGIMENTO PO­LACCO "LANCERI DEI CARPAZI" E TROVA A RICEVERLO IL GOVERNO PROVVISORIO DELLA CITTÀ. CON LA LIBERAZIONE DI FABRIANO E SASSOFERRATO È SALVA FINALMENTE TUTTA LA PROVINCIA. TUTU HANNO COMBATTUTO PER LA LIBERAZIONE DEI LORO PAESI. VO­LONTARI ANCONETANI CONTINUANO LA LOTTA PER LA LIBERAZIONE DELL'ITALIA DEL NORD, INCORPORATI NEI GRUPPI DI COMBATTIMEN­TO, OLTRE IL SENIO, IN ALTRE REGIONI. MOLTI NE CADRANNO.






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Ultime lapidi a salire. Cliccare per ingrandire
XVI. ADATTANDO LA GUERRIGLIA ALLA DIFFICILE NATURA DEI NOSTRI LUOGHI E LA DIREZIONE DELIA LOTTA ALLE PARTICOLARI CONDIZIONI POLITICHE E MILITARI ESISTENTI IN TUTTA LA REGIONE, IL CONTRIBt JTO ANCONITANO ALIA RESISTENZA È RISULTATO PREZIOSO SIA DAL PUN­TO DI VISTA MATERIALE CHE DA QUELLO MORALE. NON È SOLTANTO LA VITTORIA A CONTARE, MA ANCHE IL SUO PREZZO. E LA LIBERAZIONE DELLE PICCOLE PATRIE E DELLA PATRIA GRANDE DAL NEMICO ESTER­NO E INTERNO È STATA COMPRESA COME L'INIZIO DI PIÙ AMPIE LIBE­RAZIONI SOCIALI E UMANE. RIUNIFICATA L'ITALIA NEI COMUNI SENTI­MENTI, NELLE COMUNr RAGIONI CIVILI, GLI ITALIANI HANNO STRETTO ERA LORO UN NUOVO PATTO, ISPIRATO DA TETTE LE ESPERIENZE, DA 'TUTTI I PROPOSITI E LE SPERANZE ACCUMULATE TRA IL 1922 E IL 19453. 
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In primo piano il cancello e, in alto, il monumento

Piazza Cavour (Statua dedicata a Cavour)

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Piazza Cavour, non doveva essere piazza Cavour o, per meglio dire, il progetto doveva essere inizialmente un altro.
In questo enorme spazio, al confine con le mura cittadine, si era proposto infatti di costruire la stazione ferroviaria. Un progetto pensato a metà dell'Ottocento dall'architetto anconetano Michele Bevilacqua (che in molti, successivamente, cercarono di copiargli). Il doppio binario della Ferrovia Romana, insieme al traffico privato, sarebbe dunque dovuto passare sotto una galleria che, secondo i progetti, avrebbe attraversato l'Astagno per giungere poi in quella che è oggi piazza Cavour. Un'idea che non riuscì però a trovare la sua realizzazione nonostante, inizialmente, avesse riscosso molti apprezzamenti. Un progetto interessante al punto che viene 'rimescolato' e proposto nuovamente anche dopo la morte del Bevilacqua, a firma però di altri.
Pian piano si arriva al 1861 e all'unità d'Italia ed ecco che, come stava avvenendo un po' in tutto il Paese, e per non esser da meno rispetto ad altre città, si pensa allora di dedicare la piazza allo statista torinese Camillo Paolo Filippo Giulio Benso, Conte di Cavour. A tal proposito si trova un rapporto della Giunta negli 'Atti del Consiglio comunale di Ancona' dell'anno 1861 che riporto integralmente di seguito:
Rapporto della Giunta relativo alla erezione del Monumento pel Conte di Cavour - 13 luglio 1861
Il Consiglio Provinciale apertosi ne' di in cui Nazionale sventura pesava sui cuori Italiani per la perdita del Grande Diplomatico e Statista il Conte di Cavour, che preparò, e diresse l'Opera mirabile dell'Italiano risorgimento, e cui tutta l'Europa civile con noi deplora ed ammira, inaugurava la sua Sessione votando un monumento in di Lui onore, che dovesse sorgeva nella nostra Città ch'è Capoluogo della Provincia, e assegnava a tale oggetto per ora il soldo di £ 25/m. Bella, e nobile idea, che veniva suggerita da un sentimento spontaneo di ammirazione, e di riconoscenza verso il Grande, che dischiude alla patria nuovi destini, e che mentre questa chiamava a nuova gloria, una imperitura se ne aggiungeva col suo nome, il quale va annoverato fra quello degli uomini che rendono onorata la terra in cui nacquero, e che occupano una pagina splendida nella storia della libertà dei popoli, e della Civiltà. E se a tutte le Città d'Italia è caro porgere questo tributo di riconoscenza e d'affetto, carissimo ciò deve essere ad Ancona, la quale di Lui, finché visse si mostrò in ogni opportunità calda ammiratrice, eleggendole prima a suo Rappresentante al Parlamento Nazionale, ed onorandosi poi di averlo fra i suoi Cittadini, e che ora come allora da lui, dopo il valoroso, e magnanimo nostro Re, ripete la libertà, di cui gode, ed i giorni di prosperità, e di floridezza, che se si preparano, sicché la Giunta è nella intima convinzione che invitandovi ad associarvi alla determinazione presa dal Consiglio Provinciale, ed a concorrere all'erezione del decretato monumento, perché riesca per quanto più si può decoroso, e degno di Lui, a cui è dedicato, non fa che venire incontro ad un vostro desiderio, rispondere ad una vostra aspirazione, al tempo stesso che proviene un invito da parte della Pro­vincia, la quale ha pur fatto conto pel concorso del Comune per avvisare ai prezzi ulteriori per l'erezione di tal monumento. Rilevante somma avremmo voluto proporvi di destinare a tale nobilissimo scopo, ed a ciò ci animava ancora, conviene pur dirlo, il gradito riflesso che un tal monumento sarà di onore, e di decoro alla nostra Ancona, poiché esso qui sorgerà in una nuova piazza, che al primo svolgersi della Città fuori dell'angusta cerchia di mura, che la rinserra, sarà formata, la quale barmeremmo fosse tutta circondata da portici, e da Lui prendesse il nome, ma ci rattennero cagioni di riguardo, che voi vorrete apprezzare, verso la Provincia promotrice, a cui era sempre da lasciare la preminenza, e anche considerazioni di finanza. La cifra pertanto che a nostro credere potrebbe stanziarsi per ora per tal monumento è di £ 15/m pagabili in 3 anni in eguali rate seguendo in parte anche nel modo di pagamento quanto asserì la Provincia. Sicché la Giunta propone, o Signori, "Se piace che Ancona concorra al monumento Provinciale pel Conte di Cavour, con un contributo di £ 15/m per ora da pagarsi in tre rate di £ 5000 per ciascuna negli Esercizi 1861, 63, 64".
La Giunta: Michele C.te Fazioli Sindaco, Francesco Matteucci, Giovanni Bonomi, Giacomo C.te Bonanni, Ricotti Carlo.

La statua fu dunque costruita dal maestro fiorentino Aristodemo Costoli e pagata alla fine £ 72.297.
L'inaugurazione avvenne il 7 giugno del 1868, festa dello Statuto. Costoli presentò un ritratto a figura intera di Cavour intento a mostrare l’obiettivo della sua politica: l’Italia Unita. I bassorilievi del basamento (vedere foto a destra) narrano: uno il Congresso di Parigi del 1856 e l'altro la Proclamazione del Regno d’Italia  nel 1861. 
Nel 1869, al costo di £ 3.934, si aggiunse la recinzione ottagonale in ferro forgiato su colonnine di pietra istriana tolta poi al tempo del fascismo, "Ferro alla Patria", per la fusione dei cannoni.
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Nel 1909 arrivano i lampioni elettrici che sostituiscono così quelli a tre fuochi e, prima ancora, quelli a gas. Quattro anni più tardi, alla piazza vengono aggiunte le aiuole dove trovano posto, ancora oggi, palme e tigli. Infine, nel 1920, ecco che viene progettata ed eseguita anche l'aiuola ottagonale che, da allora, circonda la statua fino ai giorni nostri.


Il Monumento ai Caduti, inaugurato due volte.

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Inaugurato (per la seconda volta) da Benito Mussolini nel 1932, (clicca e vedi il video di quella giornata) il candido tempio su otto colonne, somigliante a un’aquila in volo per chi osserva dal mare, fu in realtà completato nel maggio del 1930 dopo sette anni di lavori realizzati su progetto dell’architetto Guido Cirilli.
Già presidente della Provincia, Cirilli era considerato una gloria locale per i numerosi progetti all’epoca portati avanti. La visita di Mussolini ad Ancona, del 3 novembre 1932, vuole suggellare alcune realizzazioni di cui il fascismo anconetano è orgoglioso, scrive Massimo Papini nel volume collettivo “Le Marche e il regime fascista”. Inaugura, infatti, il palazzo Littorio, il palazzo della Poste e, appunto, il monumento ai caduti. “Ben sessantanove sono le opere importanti compiute nel primo decennio fascista in Ancona e provincia”, scrive Velox, mensile d’attualità fiorentino che dedica alla visita grande spazio.
L’origine “fascista” del tempio monoptero circolare è simboleggiata dalle decorazioni che lo ornano: elmi, spade e fasci littori.
Il “monumento del Passetto” è costruito interamente in pietra d’Istria.


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